27/04/2011

Le celebrazioni per il centenario della guerra di Libia si svolgono con adeguate coerenza e fermezza da parte del Governo italiano. Il nostro Premier dapprima si scansa, non vuole "disturbare"; poi, cede a cortesi insistenze e partecipa, solennemente dichiarando: "noi non bombarderemo la Libia"; poi, cede a ulteriori cortesissime insistenze e dichiara: "bombarderemo"; ovviamente, ha cuore di precisare, non i civili. "Each man kills the things he loves". Grazie, siamo più tranquilli.

Nel quadro delle celebrazioni per l'Unità, il Ministro Tremonti resuscita le partecipazioni statali per difendere l'"italianità" della Parmalat (già benemerita della Patria) e respingere sul "bagnasciuga" (come si diceva "un tempo") gli onnivori francesi. Stesso esito di "un tempo": i francesi dribblano l'italica astuzia, la controffensiva "azzurra" resta al palo. Uno a zero per i transalpini. Palla al centro e immediato autogol del Premier; alla fine dell'incontro con Sarkozy, dichiara: "Noi dobbiamo guardare ai fenomeni che il mercato ci propone". Anzi: "è auspicio comune che si creino dei grandi gruppi internazionali franco-italiani". Vince la "force de frappé", "con la benedizione dello stesso Governo che aveva tanto battagliato per scongiurare questo esito" (commenta "Il Sole-24 Ore" del 27 aprile). Due a zero. Tutti negli spogliatoi. Con chi giochiamo domenica?

Ottima anche l' escalation sul nucleare civile. Subito dopo l'incidente di Fukushima, prima presa di posizione del Governo: "non cambia nulla, si va avanti". Qualche settimana dopo, seconda presa di posizione: "meglio sospendere tutto per un anno"; qualche giorno dopo, terza presa di posizione: "cancelliamo tutte le norme per la realizzazione degli impianti". Commento scaltro del Premier: "se fossimo andati a quel referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per anni". Beccatevi questa, in omaggio alla quotidianamente invocata volontà popolare.

"Clandestini tolleranza zero". Sono sotto gli occhi di tutti il caos e il dilettantismo del Governo e della maggioranza sulla questione degli sbarchi dal nord Africa.  Si è attaccata l'Europa "egoista" (da che pulpito!); si è millantato un accordo con la Tunisia, smentito dalla Tunisia (tipo il piano italo-tedesco per la Libia, del quale nulla sapevano i tedeschi...); si è proposto di dare ai migranti 1500 euro per tornare a casa; si è smentito che si dessero 1500 euro ai migranti per tornare a casa; la leghista Viviana Beccalossi (merita che la si ricordi) ha brillantemente proposto di spostare da Lampedusa i lampedusani (deportarli, insomma), per trasformare l'intera isola di Lampedusa in un centro di espulsione (tipo l'Isola del Diavolo o Alcatraz); poi il Presidente del Consiglio è arrivato in aereo e ha promesso che in 48 ore non ci sarebbero stati più migranti a Lampedusa; detto, fatto, secondo la tecnica "munnezza" a Napoli, il problema è stato risolto, oplà!, spostando 1500 persone a Manduria, dove già c'è n'erano altrettante: esito, le dimissioni del sottosegretario all'interno Mantovano e del sindaco di Manduria; dulcis in fundo, fughe di massa dalla tendopoli di Manduria. Morale: al Presidente del Consiglio che ricordava i nostri doveri di ospitalità, in quanto terra di emigrazione, il ministro Calderoli e l'eurodeputato Salvini (quello che aveva proposto i bus riservati ai milanesi stile Alabama 1930) hanno risposto: mettili a casa tua, ché di case ne hai tante... Qui gladio ferit ecc....Conclusione della vicenda degli immigrati tunisini: la Francia risponde alla trovata del Bobo Maroni (che fuori da Varese è palesemente a disagio) dei permessi provvisori ad uso esportazione, con un rotondo "Foera d'i ball"; il notaio (la UE) conferma; i quindicimila tunisini restano in Italia. Complimenti per la trasmissione.

Ma quando gli si fa la prova con l'etilometro?

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