Grande dibattito sulla sospensione di Vittorio Feltri da parte dell'Ordine dei giornalisti (che sarebbe meglio abolire, con tutti gli altri). Forse, anziché una sanzione da preside del "Giornalino di Gian Burrasca", sarebbe più efficace far conoscere una piccola antologia degli scritti del Feltri, dai quali ognuno tragga la propria personale conclusione.
Capitolo I Feltri e Tangentopoli
Ecco cosa scriveva nel 1992 Vittorio Feltri, allora direttore dell’ ”Indipendente” e non ancora convertito al garantismo, a proposito degli arresti: "Ma questa è una pacchia, un godimento fisico, erotico. Quando mai siamo stati tanto vicini al sollievo? Che Dio salvi Di Pietro" (15 giugno 1992).
E quando Craxi riceve il primo avviso di garanzia: "Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, più liberatorio di questo firmato contro Craxi...
Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico (diciamo del regime putrido di cui l’appesantito Bettino è campione suonato) e ha colpito in basso e in alto, perfino lassù dove non osano nemmeno le aquile...
Craxi ha commesso l’errore di spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani nel sacco) come vittime di complotti antisocialisti.
[...] Intorno a Craxi c’è una folla di ladri, di mariuoli, di portaborse lesti di mano, e lui li scambia per fedeli servitori non suoi ma del Sacro Ideale? Andiamo: o cieco o rincoglionito o connivente o, peggio ancora, complice. Di qui non si scappa. Lo stesso Bettino, a quanto se ne sa, non si lascia mancare il superfluo.
[...] I giudici lavorano tranquilli. In assoluta serenità: sanno che i cittadini, ritrovata dignità e capacità critica, sono dalla loro parte. Come noi dell’Indipendente. Sempre" (16 dicembre 1992).
“Ammesso e non concesso che un magistrato abbia sbagliato, ecceduto, ciò non deve autorizzare i ladri e i tifosi dei ladri... gli avvoltoi del garantismo... a gettare anche la più piccola ombra sulla lodevole e mai sufficientemente applaudita attività dei Borrelli e dei Di Pietro “ (21 luglio 1993).
Capitolo II Feltri e Di Pietro
Nel 1995, e per oltre due anni, “il Giornale” accusò Di Pietro di aver intascato 4 o 5 miliardi di lire che gli sarebbero stati versati, tramite l’amico costruttore Antonio D’Adamo, dal finanziere Pierfrancesco Pacini Battaglia, in cambio del salvataggio giudiziario di quest’ultimo.
La campagna giornalistica di Feltri, risultato Di Pietro giudiziariamente estraneo al fatto, si interruppe l’8 novembre 1997 con le scuse dalle pagine de "Il Giornale", con frasi come “il tesoro di Di Pietro non c’è”, “ti stimavo e non ho mai cambiato idea”.
Capitolo III Feltri e Boffo
Dopo aver condotto, nell’agosto 2009, una campagna nei confronti del direttore dell’Avvenire, Boffo, affermando che una nota riservata della Polizia, allegato agli atti di un fascicolo processuale per l’accusa di presunte molestie alla moglie di un uomo che sarebbe stato in rapporti sessuali con Boffo, Feltri, il 4 dicembre 2009, Così scrive sul “Giornale”: dal fascicolo, Boffo «non risulta implicato in vicende omosessuali, tanto meno si parla di omosessuale attenzionato. Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire». «Personalmente non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziario che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali».
Comprereste da Feltri un’auto usata?