“Il diavolo è un ottimista, se pensa di poter peggiorare gli uomini” (Karl Kraus)
L’aforisma potrebbe essere opportunamente corretto sostituendo alla parola “uomini” la parola “italiani”.
Mi attengo all’attualità. Gran dibattito sulle fonti energetiche. Come sempre, si dibatte su ciò che non si fa. Altrove, in genere, su ciò che si fa, o si sta per fare.
Ritorno in grande stile del nucleare civile e giù con neo-nuclearisti (già antinuclearisti militanti) e neo-antinuclearisti (già nuclearisti convinti). Molto profitto per l’editoria e l’industria dei convegni, ottimo tema per riempire i quotidiani fra la fine del campionato di calcio e l’inizio delle Olimpiadi.
Si reclama a gran voce dieci, venti, cento centrali, come noi ragazzi degli anni Sessanta-Settanta invocavamo un pari numero di Vietnam. E si stigmatizza il nostro Paese, nel quale non si prendono mai decisioni difficili, nessuno si assume responsabilità e (quanto meno dal ’22) vincono sempre le minoranze rissose.
Mi propongo di far modestamente progredire l’approfondimento in questo senso. In Italia non si fanno neppure le cose che tutti condividono. Forse è il motivo principale per cui non si fanno quelle che non tutti condividono.
Un paio di esempi, fondati sui fatti, ad onore del “programma” morale del sito.
Leggo dal “Corriere della sera” di oggi, 30 aprile 2008: nel 2006, la Germania ha prodotto 2000 gigawattore di energia elettrica utilizzando energia solare; l’Italia, 35; 57 volte di meno. In Grecia, sarebbero installati 200 metri quadrati di pannelli solari per la produzione di acqua calda ogni mille abitanti; in Italia, 8. Abbiamo dovuto attendere il 2007 perché divenisse obbligatorio, ai fini del rilascio dei permessi di costruire da parte dei Comuni, il ricorso a fonti alternative per fornire energia alle abitazioni. Intanto, mentre non si fa ciò che tutti condividono, a compensazione dell’inerzia si corre avanti, verso la ormai leggendaria “quarta generazione” di centrali nucleari…
Altra guerra di carta: gli inceneritori di rifiuti. Il dibattito fra “nimbysti” e “lobbysti” è parimenti trasversale (Capanna e Alemanno uniti nella lotta) e acceso. E tuttavia: la raccolta differenziata dei rifiuti, secondo l’ultimo rapporto APAT, si attesta nel Nord Italia al 39,9, al Centro al 20, al Sud al 10,2, con una media nazionale pari ad un assai avaro 25,8. Così, mentre non si fa ciò su cui non tutti sono d’accordo, non si fa nemmeno ciò su cui sono tutti d’accordo.
Successo di pubblico; meno convinta la critica. In ogni caso, domani si replica.
No ipotesi centrali all'estero, ma pochi le vogliono dove vivono
(ANSA) - ROMA, 6 AGO - Se si partisse domani con la realizzazione di nuove centrali nucleari il 54% degli italiani darebbe il via libera. Lo rivela un sondaggio Confesercenti-Swg, secondo cui il 36% dice no, di cui il 21% molto in disaccordo. Quanto al costruire nuove centrali all'estero in Paesi limitrofi, l'82% la boccia, e solo l'11% e' favorevole. Piu' complicata la coabitazione con una centrale: in questo caso la distanza di sicurezza con la propria casa deve essere almeno di 250 km. "
Interessante: Vista la densità della popolazione italiana e quella dei comuni sul nostro territorio, il limite di sicurezza dei 250 km significa che in Italia non si può istallare una centrale nucleare senza scatenare le proteste popolari di centinaia di migliaia, se non milioni, di cittadini e presidiare i cantieri di costruzione per anni e anni con l'esercito in assetto antisommossa!
E' anche interessante che l'ANSA apra la notizia sui risultati dell'indagine di Confesercenti come un parere favorevole degli Italiani al nucleare mentre è evidente, nei fatti, il contrario!
Mario Finzi