Si racconta che, caduto in disgrazia Karl Radek, secondo il costume sovietico di epoca staliniana, la memoria ne fosse cancellata al punto di rimuoverne l'immagine dalle fotografie del gruppo dirigente comunista, ma che, per negligenza o imperizia di un esecutore, in una foto, al di sotto del vuoto buio che un tempo ospitava il viso e il corpo di Radek, fossero rimaste, solitariamente appese, le mani. Fu così che le mani di Radek assursero a metafora.
Ora, leggo sui quotidiani che il Partito Democratico, oltre ad espellere il neo-Presidente della Commissione di vigilanza sulla RAI, Villari, dal partito e dal gruppo parlamentare, intende depennarlo dall'elenco dei soci fondatori del partito.
Spero che non sia vero o che qualcuno abbia un attimo di resipiscenza. La rimozione del passato storico, la cancellazione di un "fatto" accaduto, la damnatio memoriae come sanzione ricordano troppo da vicino le pratiche staliniane per essere ritenute accettabili in un ordinamento democratico e liberale.
Oltretutto, come scrisse quel tal filosofo tedesco dell'Ottocento, la storia, che si presenta per la prima volta come tragedia, si ripete come farsa. Risparmiateci le mani di Villari.