Il telegiornale di oggi dà la notizia di una iniziativa legislativa della Lega Nord affinché le richieste ai Comuni di aree per edificarvi luoghi di culto islamico siano obbligatoriamente sottoposte a referendum locale.
Ora, non occorre nemmeno frequentare il primo anno di Giurisprudenza per sapere che sottoporre al voto delle maggioranze l'esercizio, da parte di minoranze e di singoli, di diritti costituzionalmente garantiti, che, nel caso della libertà religiosa, sono anche garantiti dagli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani fondamentali, è, prima e più ancora che illegale, incompatibile con le basi stesse della forma di Stato che chiamiamo "Stato di diritto", sarebbe un abuso del "contratto sociale". Secondo la medesima logica, infatti, ogni Comune dovrebbe poter decidere quali siano le religioni ammesse nel proprio territorio. Insomma, si propone la sostituzione del diritto di libertà religiosa con il principio che ne precedette l'affermazione in Europa, il principio cuius regio, eius religio. Un progresso civile davvero rimarchevole.
Di fronte a una tale ignoranza dei minimi rudimenti del liberalismo politico e del costituzionalismo moderno, voglia il ministro Gelmini predisporre con urgenza corsi di educazione civica per i leghisti. Magari, in grembiulino.