26/08/2008
L'ultimo miliardo

E' il titolo del libro di Paul Collier, economista di Oxford, dedicato al nuovo quadro mondiale della povertà, a questo punto dei processi di globalizzazione. Un quadro che vede concentrarsi la povertà massima e con minori prospettive di crescita e integrazione nel continente africano.

D'altronde, è l'analisi che anche pro-global come Giddens e Bhagwati hanno fatto: i poveri sono diventati più poveri e l'Africa ha preso il posto dell'Asia nelle statistiche sulla povertà. Scriveva il primo ("Il mondo che cambia", ed. orig. 1999, ed. it. 2000): "La quota di reddito globale del quinto della popolazione mondiale è crollata dal 2,3 all' 1,4 per cento fra il 1989 e il 1998". Scrive cinque anni dopo il secondo, citando uno studio di Sala-i-Martin  ("Elogio della globalizzazione", ed. orig. 2004, ed. it. 2005): "negli anni Settanta l' 11 per cento dei poveri del mondo si trovava in Africa e il 76 per cento in Asia. Nel 1998, l'Africa contava il 66 per cento dei poveri e l'Asia era scesa al 15 per cento".

Circa trent'anni fa, i rapporti Brandt e Carter avevano avvisato i Paesi del "campo occidentale" che la cooperazione allo sviluppo dei Paesi poveri non corrispondeva ad una pura istanza morale, ma costituiva una precisa politica volta anche alla sicurezza dell'Occidente. In altri termini, era nostro interesse che quei Paesi si sviluppassero.

Per molti fattori, inefficienza, egoismo dei Paesi ricchi, concorsi di convenienze e corruzioni fra i ceti dirigenti dei Paesi del Nord  e quelli del Sud del mondo, quello sviluppo non c'è stato. In Italia, ricordo la filastrocca (che viene tuttora ripetuta, mutatis mutandis): "c'è tanta fame qui, pensiamo prima ai nostri pensionati, ai nostri disoccupati..." Risultato: non abbiamo pensato ai "nostri", non abbiamo pensato ai "loro" e "loro" sono venuti da "noi"... Ovviamente, oggi sono per lo più vivamente sollecitati a tornare a morire di fame in patria...

Eppure, come dimostra Collier, c'è da fare e si può fare. E' una proposta riformista "forte", si direbbe oggi con espressione di nuova eleganza. Una proposta che contempla azioni multiple sul versante del mantenimento della pace, della promozione della democrazia e dei diritti umani, della liberalizzazione economica (una liberalizzazione vera, che porti anche i vantaggi del mercato, come, ad esempio, l'idea che i Paesi produttori di materie prime ricorrano ad aste internazionali per fissarne i prezzi).

Ma interessa a qualcuno?

 

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