01/07/2008
Fiat iustitia, pereat mundus

La settimana conta parecchie notizie sul tema, sventuratamente attuale, dei nomadi.

Otto rom croati sono stati arrestati per sfruttamento e minacce di violenze sessuali a bambini, anch'essi rom. Il ministro dell'interno dichiara (TG 2 della sera del 30 giugno) che l'accaduto dimostra "inequivocabilmente" la giustezza della sua decisione di procedere al censimento degli zingari (censimento, precisa, non schedatura; ma quando c'è il censimento, mi portano a casa un questionario, non mi prendono le impronte digitali... semantica?). Invece, il fatto dimostra esattamente il contrario: che, cioè, si possono mandare in galera (ma per quanto, signor ministro?) i delinquenti e proteggere i minori attraverso normali indagini di polizia, senza bisogno di rilevare impronte.

Dall'ultimo dossier  "Fides",  riassunta da E Polis di oggi, si apprende che sono circa 20 000 i bambini costretti alla mendicità nel nostro Paese. Ma di questi, solo il 50 per cento sono rom; gli altri sono di albanesi, marocchini, orientali e di altre nazionalità nordafricane. Pratica orribile, da perseguire senza pietà. Ma c'è da prendere le impronte a tutti, dunque? O il ministro dell'interno finge di non conoscere questi dati e continua a imputare ai rom il monopolio di questo delitto? Prendendo atto della realtà, teme che si perda una stigmate sociale che alimenta la fobia verso gli zingari?

Su "la Repubblica" di oggi, Stefano Rodotà ricorda che, in Italia, l'evasione dell'obbligo scolastico è pari all'8 per cento, percentuale che raggiunge il 16 nelle grandi città del sud. Quando prenderemo le impronte dei meridionali per garantire l'obbligo scolastico dei loro figli?

Infine, la Corte di cassazione annulla e rinvia alla Corte d'appello una sentenza di condanna del Sindaco di Verona, che, all'epoca segretario locale della Lega Nord, promosse una campagna contro i nomadi attraverso manifesti che dicevano: "Arrivano gli zingari, aumentano i furti".

E' bene parlare avendo letto integralmente i documenti, qualunque essi siano. Mi limito ad averne letto ciò che ne scrivono i giornali e mi riservo di verificare. Il "Corriere della sera" di ieri ne riporta estratti. Sembra (ribadisco: sembra) che la Corte abbia ragionato così: se dico che non voglio nel mio Comune uno zingaro in quanto zingaro, si tratta di discriminazione razziale, come tale punibile; ma se dico che nel mio Comune non voglio gli zingari perché sono ladri, ce l'ho con i ladri, non con gli zingari... Non si tratta, sembra abbia scritto la Corte, di un'affermazione fondata sulla presunzione di una superiorità razziale, ma, tutt'al più, frutto di un pregiudizio razziale...

Se così stessero davvero le cose, un Sindaco, ma anche il Parlamento, potrebbe non volere che in un Comune, o in Italia, vivano gli ebrei: non in quanto ebrei, s'intende, ma in quanto dediti a sacrifici umani rituali o allo strozzinaggio. E altrettanto gli africani, non in quanto neri, s'intende, ma perché dediti allo stupro.

Fiat iustitia, pereat mundus. Ah, sì!

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