22/06/2008
Su un libro, su tutti i libri

E' fresco di ristampa un racconto di Stefan Zweig, Mendel dei libri. Zweig fu uno dei massimi rappresentanti della cultura e della letteratura mitteleuropea fra le due guerre, ebreo, perseguitato, esule, e condivise un destino di morte con altri sommi contemporanei: Joseph Roth, Walter Benjamin, ebrei, esuli, suicidi come Zweig.

Ne "Le braci" di Sandor Màrai, che insieme con Canetti è il postremo abitante di quel "mondo di ieri", proprio per dirlo con le parole di Zweig, i duellanti si ritrovano e nel colloquio finale l'uno dichiara all'altro di aver lasciato la patria perché quel tempo, quel mondo sono irrimediabilmente scomparsi; e l'altro gli dice di essere invece restato per lo stesso motivo: per testimoniarlo.

Zweig, come Roth, ne è, appunto, il testimone. Colto e raffinato, del tutto assimilato, inizia a sentirsi ebreo quando, in Europa, sono gli odiatori degli ebrei a farli sentire tali. E' quanto racconta Jean Améry, che doppiamente rinnega la patria tedesca esulando in Francia e lì arruolandosi come partigiano e il nome tedesco di Hans Mayer, in uno dei suoi saggi, raccolti nel fondamentale "Intellettuale ad Auschwitz"; è quanto, in forma poetica e patetica, racconta Fred Uhlman ne "L'amico ritrovato".

Il racconto è del 1929, quando in Europa tira già aria di tempesta. Jakob Mendel è un personaggio imparentato, nella sua vertiginosità, con certi personaggi di Borges. Appena letterato, gli è preclusa la comprensione dei contenuti dei libri; dunque, diventa egli stesso ciò che può, il più sterminato catalogo,  un catalogo vivente. Dei libri, sa titolo, autore, edizione, prezzo: nient'altro; ma li sa di tutti i libri mai pubblicati.

Accade che sul mite ebreo galiziano si abbatta la stupidità della guerra. Pregiudizio, burocratismo, odio: Mendel "dei libri" è strappato al suo mondo ineffabile, alla sua unicità ("in questo mondo che irrimediabilmente va sempre più facendosi uniforme", scrive Zweig) dalla banale circostanza di essere un immigrato irregolare... Una condizione amministrativa che travolge il valore della persona; così, l'"orrida cometa di sangue" entra in collisione con "l'astro pacifico e remoto" chiamato Jakob Mendel. Jakob Mendel verrà distrutto perché "clandestino" e dalla "rozza coscienza della nuova epoca, quella della gente che si sa fare i soldi".

Basteranno pochi anni ancora perché altri roghi di libri rinnovino le luci sinistre dei roghi del Talmud. Ma finché un uomo, un solo uomo come Jakob Mendel, piccolo e ingobbito nella sua palandrana frusta, terrà nella sua mente prodigiosa il catalogo di tutti i libri, e riuscirà a scovare qualche esemplare sperduto chi sa dove, e restituirne la memoria e la presenza al mondo, allora quei roghi saranno stati inutili. E rendere inutile l'atrocità è la vittoria più duratura.

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