A mano a mano che si susseguono i progetti di legge del Governo e le iniziative della maggioranza, si definiscono sempre più nitidamente i contorni del disegno politico.
Mentre si additano come i maggiori responsabili della pubblica insicurezza i nomadi e gli immigrati irregolari (a proposito, ieri, alla stazione di Reggio Emilia, è stata aggredita da un ferroviere una ghanese, chissà se anche stavolta per motivi personali...), il Governo intende limitare gli strumenti di indagine della magistratura penale con il provvedimento sulle intercettazioni telefoniche (che c'entra come il cavolo a merenda con l'altro problema della illegittima diffusione dei contenuti delle medesime, problema che peraltro, nella generale "ammoina", serve da pretesto e specchietto per le allodole); intende dilatare l'arco temporale di segretezza degli atti processuali e comprimere il diritto di cronaca a tal punto che perfino giornalisti del medesimo orientamento del Governo, come Franco Bechis e Mario Cervi, hanno espresso critiche severe in proposito; intende introdurre una norma che obblighi i magistrati a informare l'autorità ecclesiastica in caso di apertura di un procedimento penale o di adozione di misure restrittive della libertà personale nei confronti di un sacerdote o di un religioso (ma non è già previsto dall'art. 129 del codice di procedura penale?) e, ove l'inquisito sia un vescovo, ad informare il segretario di Stato vaticano (cioè, il "primo ministro" di uno Stato straniero; e sarebbe la novità, invero eccezionale). A tale ultimo proposito, il prof. Francesco D'Agostino, presidente dell'Unione dei giuristi cattolici, sulla "Stampa" di oggi, definisce la norma "una concessione benevola [...] oltre quanto stabilito dal Concordato". In effetti, la norma solo in parte dà attuazione (premurosa) ad una norma del Protocollo addizionale all'Accordo di revisione del Concordato del 1984 (art.2, lett. b), che da allora giaceva, che appare in contrasto con l'art. 3 della Costituzione e oltre la cui enunciazione letterale va la norma proposta dal Governo.
Il quadro sarà certamente arricchito da ulteriori iniziative, fra cui osiamo suggerire l'impiego dell'aviazione militare per debellare i piccioni a Venezia e Milano e, possibilmente, gli storni a Roma, che sono parimenti generosi. Ma fin d'ora possiamo convenire con Flaiano, quando scrisse: "L'italiano è mosso da un bisogno sfrenato di ingiustizia".