Viviamo nell'età della percezione. C'è un'inflazione e un'inflazione percepita; una temperatura registrata dai termometri e una temperatura percepita; un livello statisticamente rilevabile di sicurezza e una sicurezza percepita; c'è anche, per chi segua le cronache sportive, uno scudetto e uno scudetto percepito; e c'è, Shakespeare insegna, una fedeltà coniugale e una fedeltà percepita. Di tutti i casi, questi ultimi sono gli unici che io ricordi già da bambino; gli altri mi paiono recenti. Le applicazioni della percezione possono essere, ovviamente, assai numerose.
A tal punto conta la percezione, che sul "Corriere della sera" di oggi Gian Antonio Stella dà praticamente del babbeo a chi irride la percezione di insicurezza, che, ci dice Stella, è in aumento nel Nord est. Ora, il punto mi pare sia un altro.
La percezione della insicurezza è un fatto e va presa sul serio. La percezione induce, come si sa, Otello a strangolare Desdemona. Tuttavia, va preso sul serio anche il modo in cui essa viene generata, spesso tacendo o deformando la realtà per esigenze giornalistiche o finalità ideologiche.
Stella si sforza di essere obiettivo e scrive chiaramente che, se da un lato il 39 per cento delle violenze sessuali denunciate risulta commesso da stranieri, è ben vero che il 70 per cento delle rapine è commesso da italiani e che la propensione statistica al crimine degli immigrati regolari è addirittura inferiore a quella degli italiani. Tuttavia, quel 39 per cento fa paura. Stella, però, non dice ciò che un rapporto ISTAT del 2006 rivela: che, cioè, oltre il 95 per cento delle violenze sessuali commesse dal partner non è denunciato; e il partner, immagino, è assai raramente un immigrato clandestino. Questo semplice dato sposterebbe forse un po' di ansia dal romeno di turno al proprio fidanzato o marito...
Cito, ancora, un articolo di Nino Cirillo apparso sul "Messaggero" del 13 maggio scorso, con richiamo in prima pagina ritualmente intitolato all'aumento dei delitti. Cirillo scrive, fra l'altro, che i furti (ma in verità, si tratta dei furti in appartamento) salgono da 191,6 per centomila abitanti nel 2004 a 240,3 nel 2006. E' vero. Ma non dice che dieci anni fa, nel 1998, erano 433,7 e che, quindi, numeri alla mano, sono scesi del 44,5 per cento in dieci anni. Nè dice che, nel periodo da lui preso in esame, gli scippi sono scesi del 30 per cento circa, da 50,4 a 36,5 per centomila abitanti. Ma se pubblicassi su un giornale un articolo di questo tenore, mi percepirebbero come un matto.
Torniamo quindi al punto. La necessità imperiosa di una rappresentazione serena e non isterica dei fatti, che non si risolva in una sciocca autorassicurazione, ma che eviti l'insorgere di una psicosi collettiva dalla quale non siamo immuni, noi "italiani brava gente".