Poiché aspiro ad essere un buon cittadino, da qualche tempo sto cercando informazioni sul nucleare civile. Ho letto un paio di libri, rigorosamente pro et contra, e gli interventi sui maggiori mezzi di comunicazione (interviste, articoli); ho consultato numerosi siti web (anch'essi di vario orientamento). Ebbene, al momento non ho trovato alcun punto condiviso; dico: nemmeno uno.
Tempi: alcuni esperti (ad esempio, l'ing. Fornaciari, ex responsabile del nucleare civile dell'ENEL) sostengono che le nuove centrali potranno entrare in esercizio entro 5 anni, come afferma il Governo; tuttavia, il sito dell'Uffico stampa dell'ENEA, in base alle previsioni delle centrali in costruzione o in progettazione in Finlandia e Regno Unito, afferma che il tempo minimo è di circa 10 anni. Una differenza niente affatto banale, se è vero che fra 20 anni dovrebbe essere disponibile la tecnologia per le centrali di quarta generazione, molto più sicure. Leggo un intervento di Alessandro Ovi, ingegnere nucleare e direttore di "Technology review", secondo cui costruire oggi centrali di terza generazione sarebbe come aver ricominciato la produzione di carrozze mentre aprivano le prime fabbriche di automobili.
Costi: anche in questo caso, le opinioni risultano le più varie. Il costo del kilowattora nucleare sarebbe decisamente più conveniente di quello derivante da altre fonti: 3 centesimi. Al contrario, il costo sarebbe di 5,2 centesimi. Il Dipartimento dell'energia del governo statunitense avrebbe dichiarato che il nucleare costa di più del gas e del carbone. L'Italia pagherebbe l'energia nucleare francese che acquista il 60 per cento in più; quindi, sarebbe meglio produrla in proprio. Si risponde: è vero, ma questo solo perché il costo di ammortamento degli impianti incide in misura determinante sul costo totale e dunque sul prezzo, e gli impianti francesi, ormai, sarebbero ammortizzati. In compenso, il fotovoltaico, entro 5 anni sarebbe alla grid parity, cioè alla convenienza al netto di incentivi; ma da uno studio di Romanello, Lomonaco e Cerullo, dell'Università di Pisa, il costo del fotovoltaico risulterebbe il più alto di tutti.
Sicurezza: non ne parliamo nemmeno. Forse è il tasto più dolente, ma le opinioni non sono per questo più univoche. Leggo che le scorie non costituiscono un problema insolubile; ma leggo anche che la soluzione, oggi, non c'è, perché in Europa non sarebbe stato individuato finora alcun sito di stoccaggio geologico e che c'è n'è solo uno al mondo, nel New Mexico. Alex Sorokin, ex progettista nucleare, dichiara che in caso di black-out totale si rischia il meltdown; lo irride il citato ing. Fornaciari. Poi, leggo che ci sono/non ci sono problemi relativi alla particolare sismicità del territorio italiano. Poi leggo che in caso di attacco terroristico la sicurezza esterna non potrebbe essere garantita, ma apprendo dal TG2 che la centrale in corso di costruzione in Finlandia è stata progettata in base ad un crash test che simula la situazione dell'11 settembre.
Che fare? Una modesta proposta di metodo: in democrazia, in casi controversi come questo, nel quale non si verte di diritti delle persone o di tutela di minoranze, deve valere il principio di maggioranza. Se gli elettori hanno fatto vincere un partito o una coalizione che, nel suo programma elettorale, includeva il ritorno al nucleare civile, occorre prenderne atto. Domanda: il programma del "Popolo della libertà" lo prevedeva? Risposta: no.
Se si va sul sito di "Forza Italia", si può leggere che, in materia energetica, il programma contempla: la "partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione", la realizzazione dei rigassificatori "già autorizzati" e l'incentivazione delle fonti alternative. Fra le "sette missioni per il futuro dell'Italia", questa non c'era.
Perché?