Ho ricevuto una e mail garbatamente polemica, con la quale mi si critica per una insistente sottovalutazione dell'apporto degli immigrati clandestini alla criminalità. Vorrei chiarire il mio pensiero.
E' innegabile che una quota di reati, prevalentemente ma non esclusivamente "predatori", sia commesso da immigrati, generalmente clandestini. Lo dice apertamente il rapporto 2007 del Ministero dell'interno, che ho testualmente citato in un precedente intervento, fedele al principio che mi sono dato: innanzitutto, i fatti.
Tuttavia, ricondurre le cause dell'insicurezza (non della "percezione" dell'insicurezza) e del diffuso senso di mancanza di certezza delle pene (esso, sì, fondato) all'equivalenza "immigrato/clandestino=criminale/criminale potenziale" è fumo negli occhi. Mi sorprende che, nel dibattito pubblico, siano assenti o marginali alcune riflessioni su problemi strutturali del nostro ordinamento, forse perché essendo, appunto, strutturali, la loro soluzione è più difficile e, temo, meno appagante per l'opinione pubblica (senza offesa per i sentimenti democratici, ricordo l'aforisma di Chamfort: "Vi sono epoche nelle quali l'opinione pubblica è la peggiore delle opinioni").
1. la lentezza del procedimento penale, che ha raggiunto la media di circa 10 anni (lo afferma l'ultima relazione del Presidente della Cassazione, all'apertura dell'anno giudiziario 2008). Ciò comporta che un numero impressionante e cerscente di reati restano "prescritti", cioè "impuniti". Nel 1990 erano 17452; nel 1997, 84742; nel 2003, 259427. Ad maiora.
2. la ricorrenza degli indulti. Secondo una ricerca pubblicata sul sito "la voce.info" (si veda l'articolo di Tito Boeri dell'8 maggio scorso), le rapine in banca, che avevano registrato una tendenza alla diminuzione nell'anno antecedente l'indulto, sono risalite "verticalmente". Tale, secondo gli autori della ricerca (Mastrobuoni e Barbarino), sarebbe l'andamento dei reati dopo ogni indulto approvato, anche in passato. Se ciò fosse vero, saremmo in presenza di una legge tecnicamente "criminogena". Ricordo, indidentalmente, che l'ndulto fu approvato da una maggioranza che oggi si usa chiamare bipartisan, nella quale era inclusa una delle forze politiche che costituiscono in misura determinante il Governo in carica.
3. la scelta di forme più celeri di processo penale, quali il giudizio abbreviato e il patteggiamento, comportano, di per sé, riduzioni di un terzo della pena.
4. una legge anch'essa bipartisan, la legge n. 165 del 1998, cosiddetta Saraceni-Simeoni, ha stabilito la sospensione dell'esecuzione delle pene detentive fino a 3 anni.
5. la mancanza di controllo del territorio a fini di prevenzione. Il terzo Governo Berlusconi aveva promesso il "poliziotto di quartiere": chi l'ha visto?
Oltre che ringhiare contro il muratore romeno e la colf moldava senza permesso di soggiorno, qualcuno potrebbe occuparsene?