S'era scritto proprio ieri del pasticcio della sanatoria delle collaboratrici familiari e delle badanti. Leggo questa mattina sul "Corriere della sera" alcune dichiarazioni, riportate fra virgolette, del ministro dell'interno in proposito. La parola d'ordine "nessuna sanatoria" è diventata "nessuna sanatoria indiscriminata", perché non si può mettere sullo stesso piano "chi viene per commettere reati" e chi, invece, aiuta le famiglie "ed è magari irregolare perché non ha chiesto e ottenuto il permesso di soggiorno". Ovvio, ma condivisibile.
Ora, la sanatoria, meglio: la regolarizzazione, viene consentita esattamente per questo ultimo caso. Tuttavia, il provvedimento annunciato non può smentire la parola d'ordine lanciata. Ecco il ministro dell'interno distinguere, allora: non ci saranno sanatorie "che appartengono alla stessa categoria dell'indulto". Immagino che il ministro sappia che le due cose non c'entrano nulla l'una con l'altra e si accorga dell'avvitamento.
In conclusione, con acrobatica rinuncia all'utile principio di non contraddizione, che ci insegnarono nei lontanni anni del liceo, non sarà una sanatoria, ma sarà uguale, ma diversa, ma uguale... questo sentimento popolare...