Stornellata

Fiore di bisso,

se po' ammazza' in galera un poveraccio,

basta che resti appeso er crocefisso.

Fiore di arzente,

nun c'è più posto drento a le galere,

nun c'entra manco er nostro presidente.

Fiori di cardi,

avemo diggerito la Carfagna,

tojetece de mezzo Giovanardi.


Peccato e progresso

La Camera dei Deputati ha respinto, ieri, senza nemmeno esaminarne in dettaglio il testo, il progetto di legge che proponeva di aggravare le pene previste per i reati motivati dall'orientamento sessuale della vittima. Confuse e labili le spiegazioni date dai sostenitori della reiezione, soprattutto quanto ad una presunta incostituzionalità della "superprotezione" che sarebbe stata accordata alle vittime di quei reati. Esaminiamo più in profondità la questione. SEGUE.


“Quanto darei per sapere questo: che cosa se ne fa tanta gente di un orizzonte allargato?” (Karl Kraus)

Viviamo in un’epoca nella quale la tecnologia, in veste di fase suprema della democrazia, consente a chi non ha idee di esprimerle. A costo zero per sé e a totale rischio altrui. Dovrei dire meglio che, per lo più, non si esprimono idee: si esprimono “opinioni”. Tutti ritengono di avere il diritto di averne; una parte cospicua ritiene di averne il dovere.... SEGUE

Qualche parola sull’icona, anche se essa, in quanto icona, dovrebbe esprimersi senza parola. E’ l’ “Isola dei Morti” di Arnold Bocklin, nella prima versione del 1880. Nata per essere, nell’intenzione di Bocklin, una induzione al sogno, è, nella mia, piuttosto una induzione al silenzio e al colloquio con i Morti. Il silenzio come la dimensione spirituale che si oppone alla “chiacchiera”,  la dimensione del pensiero (“Questa grande infelicità”, scrive La Bruyère, “Il non potere essere da soli!”). Il colloquio coi Morti come “uomini postumi”, destinati, per dirlo con Nietzsche, a non essere raggiunti dal Tempo. 


“Il diavolo è un ottimista, se pensa di poter peggiorare gli uomini” (Karl Kraus)

L’aforisma potrebbe essere opportunamente corretto sostituendo alla parola “uomini” la parola “italiani”.

Mi attengo all’attualità. Gran dibattito sulle fonti energetiche. Come sempre, si dibatte su ciò che non si fa. Altrove, in genere, su ciò che si fa, o si sta per fare.

Ritorno in grande stile del nucleare civile e giù con neo-nuclearisti (già antinuclearisti militanti) e neo-antinuclearisti (già nuclearisti convinti). Molto profitto per l’editoria e l’industria dei convegni, ottimo tema per riempire i quotidiani fra la fine del campionato di calcio e l’inizio delle Olimpiadi...SEGUE


Era già tutto previsto (R. Cocciante)

Le ultime settimane hanno confermato quanto si era scritto finora sulla politica italiana ed era, purtroppo, previsto, con tratti che si ripetono, accentuando l'evidenza delle tendenze di fondo, tratti di un incipiente regime non liberaldemocratico: la fabbrica del consenso (o della percezione), la confusione fra sfera pubblica e privata, l'insofferenza verso i poteri di garanzia, la contrapposizione fra consenso e legalità. SEGUE.


Un video

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“La verità non produce tanto bene nel mondo quanto male vi producono le sue apparenze” (François de La Rochefoucauld)

Su “Magazine” del "Corriere della sera" del 1 maggio, si legge un articolo di Lorenzo Viganò, intitolato “Il vero numero dei reati”, il cui senso è spiegato al lettore,qualche pagina avanti, da Edoardo Vigna: le statistiche sulla criminalità mostrano che il numero dei reati è in aumento e, quindi, il problema della sicurezza è reale e non meramente “percepito” come tale.

In effetti, con l’eccezione degli omicidi (pure non trascurabile), i valori assoluti denunciano un aumento. Senonché, come chiunque frequenti le statistiche sa bene, esse si esprimono in percentuale e non in valori assoluti. E’ evidente che un Paese di 1000 abitanti in cui avvengono 10 casi di tifo o 10 omicidi ha un livello di salute generale e di sicurezza inferiore a un Paese di 100 000 abitanti in cui avvengono 30 casi di tifo o 30 omicidi. E’ dunque scorretto presentare le cose come fa l’articolista del "Corriere" (non importa se per approssimazione o intenzionalmente).

Allora, vediamo i dati correttamente esposti nell’ultimo Rapporto del Ministero dell’interno sulla criminalità, pubblicato nel giugno 2007. SEGUE


L'età della percezione

Viviamo nell'età della percezione. C'è un'inflazione e un'inflazione percepita; una temperatura  registrata dai termometri e una temperatura percepita; un livello statisticamente rilevabile di sicurezza e una sicurezza percepita; c'è anche, per chi segua le cronache sportive, uno scudetto e uno scudetto percepito; e c'è, Shakespeare insegna, una fedeltà coniugale e una fedeltà percepita. Di tutti i casi, questi ultimi sono gli unici che io ricordi già da bambino; gli altri mi paiono recenti. Le applicazioni della percezione possono essere, ovviamente, assai numerose. SEGUE.


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