3 maggio 2009: "la crisi è psicologica, senza una motivazione economica vera" (S. Berlusconi)
29 settembre 2010: "la crisi è alle nostre spalle e l'Italia ne sta uscendo meglio degli altri in Europa" (S. Berlusconi)
25 settembre 2011: "abbiamo messo i conti in sicurezza, i nostri conti sono valutati in modo positivo" (G. Tremonti)
Vaffanculo.
E' passato molto tempo dal famoso proclama della "discesa in campo".
In questi diciassette anni, Berlusconi ha ripiegato dallo slogan del "nuovo miracolo italiano" e dalla promessa di "meno tasse per tutti" al "non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani", per arrivare al "cuore che gronda sangue".
Mi viene in mente un altro (forse, oggi, meno noto) proclama, quello del gen. Diaz dopo Vittorio Veneto: " I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza".
Contato in piedi dopo l'esito dei referendum e delle elezioni comunali, questo pare il colpo del ko.
Parce sepulto.
Spiace, da cinèfilo, ricorrere al titolo del film dei Renoir, ma non me ne venivano in mente di più adeguati. Vogliamo controllare che cosa è stato mantenuto, della montagna di promesse e impegni assunti da Silvio Berlusconi in 8 anni di governo negli ultimi 10? Secondo il nostro metodo, fatti, sempre fatti, fortissimamente fatti.
Parliamo di tassazione e di liberalizzazioni? (SEGUE).
Spiace, da cinèfilo, ricorrere al titolo del film dei Renoir, ma non me ne venivano in mente di più adeguati. Vogliamo controllare che cosa è stato mantenuto, della montagna di promesse e impegni assunti da Silvio Berlusconi in 8 anni di governo negli ultimi 10? Secondo il nostro metodo, fatti, sempre fatti, fortissimamente fatti.
Due esempi, per gradire...
Il contratto con gli italiani e il programma elettorale del 2008... (SEGUE).
Il tempo trascorso dalla “discesa in campo” di Silvio Berlusconi ad oggi, oltre 16 anni di cui 8 di Governo, e la parabola discendente, che sembra ormai seguire, consentono di tentare un profilo di quel fenomeno che è chiamato “berlusconismo”, ma che non è stato finora chiaramente definito.
Che cos'è il "berlusconismo"? Propongo di definirlo una combinazione di "mediacrazia" (cioè, un uso smodato dei mezzi di comunicazione di massa a fini di propaganda) e di "democratura", per dirla con Predrag Matvejevic (cioè, un regime politico in cui si è investiti delle funzioni di governo come nelle democrazie, ma le si esercita come nelle dittature).
Quali sono gli elementi che concorrono a identificarlo? (SEGUE).
Grande dibattito sulla sospensione di Vittorio Feltri da parte dell'Ordine dei giornalisti (che sarebbe meglio abolire, con tutti gli altri). Forse, anziché una sanzione da preside del "Giornalino di Gian Burrasca", sarebbe più efficace far conoscere una piccola antologia degli scritti del Feltri, dai quali ognuno tragga la propria personale conclusione. (SEGUE).
Molti conoscono questo verso della celebre canzone del 1911, pochi, credo, gli altri, fra i quali: "Sul mar che ci lega con l'Africa d'or, la stella d'Italia ci addita un tesor!". Che sarebbe, appunto, la succitata Tripoli.
Ora, cent'anni dopo, pare che il tesoro ci sia ancora. Sotto altra forma, ma ancora lì. (SEGUE).
Le celebrazioni per il centenario della guerra di Libia si svolgono con adeguate coerenza e fermezza da parte del Governo italiano. Il nostro Premier dapprima si scansa, non vuole "disturbare"; poi, cede a cortesi insistenze e partecipa, solennemente dichiarando: "noi non bombarderemo la Libia"; poi, cede a ulteriori cortesissime insistenze e dichiara: "bombarderemo"; ovviamente, ha cuore di precisare, non i civili. "Each man kills the things he loves". Grazie, siamo più tranquilli. (SEGUE).
Viviamo in un’epoca nella quale la tecnologia, in veste di fase suprema della democrazia, consente a chi non ha idee di esprimerle. A costo zero per sé e a totale rischio altrui. Dovrei dire meglio che, per lo più, non si esprimono idee: si esprimono “opinioni”. Tutti ritengono di avere il diritto di averne; una parte cospicua ritiene di averne il dovere.... SEGUE
Qualche parola sull’icona, anche se essa, in quanto icona, dovrebbe esprimersi senza parola. E’ l’ “Isola dei Morti” di Arnold Bocklin, nella prima versione del 1880. Nata per essere, nell’intenzione di Bocklin, una induzione al sogno, è, nella mia, piuttosto una induzione al silenzio e al colloquio con i Morti. Il silenzio come la dimensione spirituale che si oppone alla “chiacchiera”, la dimensione del pensiero (“Questa grande infelicità”, scrive La Bruyère, “Il non potere essere da soli!”). Il colloquio coi Morti come “uomini postumi”, destinati, per dirlo con Nietzsche, a non essere raggiunti dal Tempo.
Su “Magazine” del "Corriere della sera" del 1 maggio, si legge un articolo di Lorenzo Viganò, intitolato “Il vero numero dei reati”, il cui senso è spiegato al lettore,qualche pagina avanti, da Edoardo Vigna: le statistiche sulla criminalità mostrano che il numero dei reati è in aumento e, quindi, il problema della sicurezza è reale e non meramente “percepito” come tale.
In effetti, con l’eccezione degli omicidi (pure non trascurabile), i valori assoluti denunciano un aumento. Senonché, come chiunque frequenti le statistiche sa bene, esse si esprimono in percentuale e non in valori assoluti. E’ evidente che un Paese di 1000 abitanti in cui avvengono 10 casi di tifo o 10 omicidi ha un livello di salute generale e di sicurezza inferiore a un Paese di 100 000 abitanti in cui avvengono 30 casi di tifo o 30 omicidi. E’ dunque scorretto presentare le cose come fa l’articolista del "Corriere" (non importa se per approssimazione o intenzionalmente).
Allora, vediamo i dati correttamente esposti nell’ultimo Rapporto del Ministero dell’interno sulla criminalità, pubblicato nel giugno 2007. SEGUE
L’aforisma potrebbe essere opportunamente corretto sostituendo alla parola “uomini” la parola “italiani”.
Mi attengo all’attualità. Gran dibattito sulle fonti energetiche. Come sempre, si dibatte su ciò che non si fa. Altrove, in genere, su ciò che si fa, o si sta per fare.
Ritorno in grande stile del nucleare civile e giù con neo-nuclearisti (già antinuclearisti militanti) e neo-antinuclearisti (già nuclearisti convinti). Molto profitto per l’editoria e l’industria dei convegni, ottimo tema per riempire i quotidiani fra la fine del campionato di calcio e l’inizio delle Olimpiadi...SEGUE
Viviamo nell'età della percezione. C'è un'inflazione e un'inflazione percepita; una temperatura registrata dai termometri e una temperatura percepita; un livello statisticamente rilevabile di sicurezza e una sicurezza percepita; c'è anche, per chi segua le cronache sportive, uno scudetto e uno scudetto percepito; e c'è, Shakespeare insegna, una fedeltà coniugale e una fedeltà percepita. Di tutti i casi, questi ultimi sono gli unici che io ricordi già da bambino; gli altri mi paiono recenti. Le applicazioni della percezione possono essere, ovviamente, assai numerose. SEGUE.
